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WineSpecialist Luca La Paglia

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#conunbicchieredivinodaluca

Diciamocelo chiaramente, senza girarci troppo intorno: il vino non si tocca. Oggi va di moda parlare di "No-Lo" (No o Low alcohol), ma c'è un limite che non dovremmo mai superare. Se non vuoi l’alcol, la soluzione è semplice: beviti una bevanda analcolica. Ce ne sono di tutti i tipi, dai succhi d’uva alle spremute, ma non chiamarlo vino. Il vino è una bevanda millenaria, un simbolo di civiltà che ha ispirato poeti e pensatori. Snaturare questo patrimonio con tecniche invasive che ne tradiscono l’essenza non è innovazione, è un errore.

L’ingiustizia di rovinare una cosa perfetta

Non credo sia "pericoloso" seguire la moda del momento, ma trovo che sia profondamente ingiusto dealcolizzare un alimento perfetto come il vino. Perché distruggere un prodotto che ha trovato il suo equilibrio nei secoli quando ciò che cerchi esiste già?. Il vino, per definizione, contiene alcol. Cercare di toglierlo in laboratorio significa ottenere un liquido che ha perso l'anima, il legame con la terra e la sua integrità. Il vino non si trova per caso, si sceglie con esperienza, e l'esperienza ci dice che l'autenticità non può essere figlia di una sottrazione forzata (Ricarichi onesti: il segreto per bere bene senza sentirsi "derubati".).

Mille volte meglio la sincerità di un "Proxy"

Se al tavolo un cliente non può o non vuole bere alcol, non deve essere trattato come un cliente di serie B, ma non deve nemmeno essere preso in giro con un "finto vino". Esistono strade molto più oneste e interessanti. Pensiamo ai proxy come quelli di Arensbak: bevande basate su tè pregiati, frutti e spezie che non cercano di imitare il vino, ma ne ricalcano la struttura e la complessità gastronomica.

O ancora, pensiamo ai sidri di Cyprien Lireux, che nascono da frutteti storici e varietà antiche, offrendo una "coccola" vera, fresca e beverina con un tenore alcolico naturalmente basso. Persino la birra analcolica ha una sua dignità perché è un prodotto fatto apposta da sempre. Queste sono scelte sincere. Il resto è solo un tentativo maldestro di vendere un'imitazione.

Apriamo la mente (e i paraocchi)

Albert Einstein diceva che "la mente è come un paracadute: funziona solo se si apre". Questo vale soprattutto per chi vende. Invece di rincorrere prodotti snaturati, i ristoratori dovrebbero aprire i paraocchi e investire nella conoscenza. Basta studiare, approfondire e affidarsi a personale qualificato per capire che l'alternativa di qualità esiste già senza dover rovinare il vino.

Un sommelier o un wine specialist preparato sa come proporre un Arensbak o un sidro artigianale per far sentire l'ospite protetto e coccolato, trasformando una rinuncia all'alcol in una scoperta emozionante. Non serve distruggere una cosa perfetta per essere moderni; serve solo la cultura necessaria per saper scegliere il meglio per ogni palato.

E tu cosa ne pensi? Preferiresti provare un proxy artigianale fatto con tè e spezie o una bottiglia di vino dealcolizzato in laboratorio? Parliamone nei commenti.

Se sei un ristoratore e vuoi arricchire la tua offerta con alternative analcoliche che rispettino la cultura del gusto e la dignità della tua cantina, contattami. Costruiamo insieme una proposta che non scenda a compromessi con la qualità.

Luca La Paglia — Wine Specialist
#conunbicchieredivinodaluca

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